Figli di uteri in affitto, figli di un ovulo espiantato dalla figlia per passarlo alla madre, alla sorella, alla zia, figli di madri sessantenni, figli di un padre che è anche zio, figli di vergini che – odiando l’uomo e il fallo – si sono auto-inseminate con lo sperma di un omosessuale, e così via…
E, ancora prima, in termini temporali, l’aborto.
L’indicatore più indicativo della decadenza di una civiltà è l’attacco all’essere umano in quanto persona dotata di corpo e anima.
E’ veramente singolare che da un lato si sostenga la liceità della soppressione della vita (anche in casi non necessari o drammatici o mentre coppie senza figli sarebbero ben felici di adottare) grazie all’aborto, e dall’altro contemporaneqamente si sostenga la creazione della vita costi quel che costi, anche andando contro la Natura.
Ovviamente al centro di tutto c’è l’ipertrofia dell’ego, la voglia di soddisfare i propri esclusivi desideri (il tutto supportato dall’ideologia dei “diritti” oggi imperante).
Pur di raggiungere i propri fini si violenta letteralmente la Natura: cancellare la vita quando si è prodotta e non la si desiderava; crearla, forzandone i termini, grazie alla scienza, quando non vuole prodursi spontaneamente.
Si tratta della rottura di equilibri naturali che alla fine si pagano, anche se in maniera non evidente.
In questa nostra società c’è chi si preoccupa della peppola e del fringuello, chi lamenta che la bonifica delle Paludi Pontine ha distrutto l’habitat naturale della zanzara, chi si pone l’atroce dubbio se la derattizzazione possa mettere in pericolo una certa razza di topi.
Se a queste stesse persone si ponesse il problema della “salus” (nel doppio senso di salute/salvezza) della persona umana quasi certamente ne resterebbero indignate, ne nascerebbero sicuramente polemiche.
La sopravvivenza di un essere umano, la sua nascita secondo natura, è meno importante di una zanzara o di un ratto.
E’ forse questa inversione dei valori, che indica come, simbolicamente, si sia alla fine di un ciclo, l’elemento che più colpirà i nostri successori, gli storici dell’anno Tremila, increduli di come sia stato possibile lasciare indifesi corpo e anima di fronte ai pericoli della modernità.
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tratto da un articolo del 1995, da noi leggermente modificato, di Gianfranco de Turris

E’ una vergogna! La vita va difesa senza se e senza ma. Bell’articolo, complimenti.
Pubblicato da Enrico Paolieri | settembre 25, 2012, 4:40 pm